Verso quale porta sto camminando, con Gesù strade mai immaginate

Pubblicato giorno 1 maggio 2020 - In home page, Senza categoria

Gli sposi Sara di Ninno e  Francesco Bonfà riflettono sul Vangelo della IV domenica di Pasqua (03 magio 2020)

Io sono la porta delle pecore.

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 10,1-10)

In quel tempo, Gesù disse: «In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei».

Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro. Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza».

Parola del Signore

 

Riflessione di Sara di Ninno e  Francesco Bonfà

La Porta e la chiave della vita

Tutti quanti nella vita sentiamo di essere in cammino. Possiamo anche essere relegati alla vita nelle mura domestiche da mesi, ma non siamo mai realmente fermi. Alle volte camminiamo velocemente, altre meno, altre ancora abbiamo quasi la sensazione di fare due passi avanti e tre indietro. Alcune volte abbiamo chiara la meta, ma altre no, e allora sorge spontanea la domanda: verso dove sto camminando? Dove mi porta la mia vita così come sto decidendo di viverla?

Una famosa canzone recita più o meno così: “Questa è la mia vita, sono io che guido, io che vado fuori strada, sempre io che pago”, il che rende perfettamente l’idea di come stanno realmente le cose: ognuno ha le redini della propria esistenza, anche se non mancano momenti in cui ci lasciamo andare al “fatalismo”. Possono esserci degli eventi che possono segnarci, e molto anche, ma non possono comunque toglierci la possibilità di scegliere.

Una persona che è in carcere, una persona gravemente malata, una persona che è toccata da una sofferenza profonda per la morte di un caro, per nessuno è stato messo un punto al proprio cammino. Per tutti la voce del Pastore risuona nel rumore assordante della confusione oppure nel silenzio assoluto della solitudine, e quella voce chiama alla Vita: io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza. Ma come potrebbe esserci vita in abbondanza nella privazione della libertà, nella malattia, nel dolore?

La risposta a questa domanda attraversa trasversalmente tutti i vangeli ed è chiaramente presente anche nel brano di questa IV domenica del tempo pasquale, solo è talmente semplice che ci spaventa, non ci sembra possibile: “Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo”. Gesù è l’unica risposta concreta, è Lui che dona sollievo nel dolore, che porta speranza laddove c’è solo disperazione, che costruisce sotto i nostri piedi strade che mai avremmo immaginato. È Gesù che cercate quando sognate la felicità, è Lui che vi aspetta quando niente vi soddisfa di quello che trovate: con queste parole Giovanni Paolo II, oggi Santo, si rivolgeva ai giovani in preghiera in una Piazza S. Pietro gremita per il giubileo del 2000.

Esiste però un passaggio fondamentale da non dimenticare: siamo noi che decidiamo della nostra vita, e siamo sempre noi che decidiamo se permettere o meno a Gesù di operarvi. Lui è la “porta”: è nostra la scelta di entrare in quella porta. Una decisione chiave per la Vita.

 

Sara di Ninno e  Francesco Bonfà