07 giugno, festa della dedicazione della parrocchia S. Agostino
Pubblicato giorno 6 giugno 2020 - In home page, in primo piano
Lo sai in che consiste la dedicazione di una Chiesa? La parrocchia S. Agostino fu dedicata il 07 giugno 2015. Ma in che consiste la dedicazione di una Chiesa? Questa piccola catechesi spiega il senso teologico e spirituale di questo rito e vuole essere una provocazione per vivere il cristianesimo come vita consacrata, e cioè, come vita dedicata al servizio del Vangelo. Procediamo per passi, prima di tutto bisogna distinguere tra fondazione e dedicazione.
La fondazione è un atto amministrativo dell’autorità ecclesiastica che mediante un decreto crea, erige, fonda una nuova chiesa, concedendole personalità giuridica. La parrocchia S. Agostino è stata fondata il 29 novembre 1986, prima ancora che il nuovo tempio fosse costruito. A volte la fondazione può coincidere con la cosiddetta “posa della prima pietra”. La dedicazione invece è il rito mediante il quale una nuova Chiesa viene consacrata, ovvero destinata al culto.
Nella liturgia diverse realtà possono essere consacrate: si consacra lo spazio liturgico o celebrativo (chiese, edifici per il culto, altari, immagini, ecc.; si consacra anche il tempo, mediante la celebrazione dell’anno liturgico, le feste, la preghiera quotidiana, e con la celebrazione domenicale, la pasqua settimanale; si consacrano anche gli oggetti, ad esempio, vasi, paramenti e arredi destinati al culto divino; e si consacrano anche le persone.
Il battesimo è il sacramento mediante il quale una persona viene consacrata. Infatti, in una delle preghiere del rito del battesimo il sacerdote chiede a Dio per il neofito: “consacralo tempio della tua gloria, dimora dello Spirito Santo” [1]. Un’altra forma di consacrazione di una persona è il sacramento dell’ordinazione sacerdotale.
Lo dimentichiamo spesso, ma anche noi siamo consacrati, non solo la Chiesa o l’altare sono sacri; anzi, si consacra lo spazio, il tempo, gli oggetti affinché noi possiamo vivere nella dimensione del sacro della quale già godiamo in virtù del battessimo, mediante il quale partecipiamo della vita di Cristo. Riscoprire la propria consacrazione è il primo passo per vivere la fede come dedicazione a Dio, non sottomissione, ma dedicazione, cioè servizio.
Per quanto sopra descritto, dedicazione può essere sinonimo di consacrazione, ma che cos’è la consacrazione? Che significa consacrare? “Consacrare qualcosa o qualcuno significa dare la cosa o la persona in proprietà a Dio, toglierla dall’ambito di ciò che è nostro e immetterla nell’atmosfera sua, così che non appartenga più alle cose nostre, ma sia totalmente di Dio. Consacrazione è dunque un togliere dal mondo e un consegnare al Dio vivente. La cosa o la persona non appartiene più a noi, e neppure più a sé stessa, ma viene immersa in Dio. Un tale privarsi di una cosa per consegnarla a Dio, lo chiamiamo poi anche sacrificio: questo non sarà più proprietà mia, ma proprietà di Lui”[2].
Per cui, consacrare una Chiesa non è altro che separare, dare, donare uno spazio per dedicarlo interamente a Dio. Ma il solo spazio celebrativo, il solo edificio di culto non ha senso in sé stesso, in esso l’altare è il centro, in torno del quale tutto l’edifico acquista significato. Questo è dimostrato dal fatto che i riti della dedicazione della nuova chiesa sono quasi tutti concentrati sull’altare, esso infatti, prevede quattro azioni: a) deposizione delle reliquie e preghiera di consacrazione; b) unzione; c) incensazione; d) copertura e illuminazione. Sarebbe più specifico dire “dedicazione dell’altare e della Chiesa”, proprio per dare rilevanza al fatto che il centro di una Chiesa è l’altare. Non si costruisce un altare per riempire un tempio, ma bensì, si erige un tempio per coprire, proteggere, innalzare l’altare.
Ma perché l’altare è il luogo più importante di una chiesa? La risposta si trova nella stessa preghiera di consacrazione. Essa dice che “l’altare è segno di Cristo, mensa del convitto festivo, luogo di intimità con il Padre, fonte di unità per la Chiesa e centro della nostra lode”. Nell’omelia della dedicazione il vescovo ha detto che “l’altare è benedetto è santificato perché sia mensa sempre preparata per il sacrificio eucaristico; la chiesa è dedicata perché i fedeli si radunino ad ascoltare la parola del Signore, per la celebrazione dei Sacramenti e in particolare per l’incontro domenicale attorno alla mensa del Signore”[3].
La festa della dedicazione di questa chiesa ci aiuta a vivere la parrocchia come luogo sacro al quale ci si accosta con umiltà, senza sandali, consapevoli che lo spazio in cui si entra è terra sacra, come dice Dio a Mosse nel libro dell’esodo: “togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è suolo santo” (Esodo 3,5). La Chiesa è la casa di Dio, lo spazio sacro in cui Lui ci accoglie e nel quale possiamo entrare in intimità con Lui, uno spazio che ci appartiene come dono gratuito e non come possesso.
La preghiera di consacrazione dell’altare fa di sintesi al senso spirituale e teologico della dedicazione e risponde anche alla domanda del perché è stata costruita questa chiesa e poi dedicata, cioè consacrata. La meditazione di questa preghiera ci aiuti a riscoprire il tempio come la casa di Dio e l’altare come luogo dell’intima unione con lui.
[…] Ti preghiamo umilmente, Signore,
avvolgi della tua santità questo altare
eretto nella casa della tua Chiesa,
perché sia dedicato a te per sempre
come ara del sacrificio di Cristo
e mensa del suo convito,
che redime e nutre il suo popolo.
Questa pietra preziosa ed eletta
sia per noi il segno di Cristo dal cui fianco squarciato
scaturirono l’acqua e il sangue
fonte dei sacramenti della Chiesa.
Sia la mensa del convito festivo
a cui accorrano lieti i commensali di Cristo
e sollevati dal peso degli affanni quotidiani
attingano rinnovato vigore per il loro cammino.
Sia luogo di intima unione con te, o Padre,
nella gioia e nella pace,
perché quanti si nutrono del corpo e sangue del tuo Figlio,
animati dallo Spirito Santo,
crescano nel tuo amore.
Sia fonte di unità per la Chiesa
e rafforzi nei fratelli,
riuniti nella comune preghiera,
il vincolo di carità e di concordia.
Sia il centro della nostra lode
e del comune rendimento di grazie,
finché nella patria eterna
ti offriremo esultanti il sacrificio della lode perenne
con Cristo, pontefice sommo e altare vivente[4].
Bibliografia
[1] Conferenza Episcopale Italiana. Rito per il battesimo dei bambini. N. 104.
[2] Benedetto Xvi, 2009: “Omelia Santa Messa del crisma”. Giovedì Santo, 9 aprile 2009.
[3] Marcello Semeraro: “Omelia nella dedicazione dell’altare e della Chiesa parrocchiale di S. Agostino”. Vita Diocesana 2015, p. 185.
[4] Conferenza Episcopale Italiana. Rito della dedicazione dell’altare.