Testimonianza di Valentina

Pubblicato giorno 10 maggio 2018 - Convivenze spirituali, In home page, Testimonianze

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Testimonianza convivenza spirituale di Valentina

Inizio a pensare che a Gesù piaccia quello che scrivo, perché ogni volta, la domenica di inizio convivenza, dal mucchio dei bigliettini salta fuori il mio nome per la testimonianza.

E così eccomi qua, al termine di questo anno di convivenze, a scrivere sullo stesso Ipad che negli ultimi mesi è passato tra le mani di decine di ragazzi, che li ha visti disperarsi perché era stato sorteggiato il loro nome, ha raccolto i loro pensieri un po’ timidi e tiene cara la memoria di quella che è stata per loro un’esperienza forse troppo speciale e personale per poter essere raccolta in poche righe.

Penso a loro quando penso alle convivenze del Punto Giovane, a questa grande casa che negli ultimi vent’anni ha operato tanti miracoli, più o meno conclamati, di cui Gesù mi ha dato l’onore di far parte, l’onore di essere qui, oggi, nel ventennale di questa realtà, a godere di un tempo dedicato anche a me e di poterlo raccontare con questa testimonianza. Non dirò che sarà breve o che saranno poche righe, mi conosco ormai troppo bene.

Personalmente, la parola che meglio descrive quella che è stata la mia esperienza in questi giorni, è “fatica”. No, non è tanto “insieme” o “allegria”,”spensieratezza”, come emerge dai racconti dei ragazzi delle aggregative o formative. È proprio “fatica”: è iniziata domenica scorsa con la riunione di stabilità, che per chi non lo sapesse, è sempre una fatica, perché il confronto con le persone porta a fare uno sforzo di apertura e comprensione, porta a uscire da sè, e quindi già di per sè la situazione è, diciamo così, vivace ogni volta. Quando poi dal confronto nasce lo scontro, le energie richieste sono tante, e se lo scontro è con la Franci, arrivi a fine giornata che sei sfinito!! L’imprinting della settimana era quindi già stato dato e i ritmi delle giornate hanno dimostrato che non sarebbe stata una passeggiata: sveglie prima dell’alba per andare a lavorare, messa appena svegli prima della colazione, con un occhio chiuso e uno aperto, compieta con condivisione che ci portava ad andare a dormire a orari inconcepibili per la mia mente di nonna, corse tutto il giorno tra lavoro e impegni vari per cui il tempo da dedicarci l’un l’altro è stato poco più che risicato, appuntamenti in cappellina che spesso, quando nella tua mente vorresti solo dormire, possono essere impegnativi da rispettare; accettare che questa sera non ci sarebbe stata la messa come avremmo voluto; per non parlare poi delle vesciche sotto i piedi, delle dita probabilmente rotte, delle insonnie e dei mal di testa vari..

Fatica. A questa parola non posso che affinarne un’altra, però, inevitabilmente collegata: Grazia. La fatica, sto imparando, non è altro che un’altra faccia della Grazia di Dio, perché è lo spazio in cui Lui ti chiede di stare per darti la possibilità di crescere, di imparare qualcosa sul tuo limite e sul tuo essere, di diventare grande. Oggi nel l’omelia don Davide parlava del silenzio di Dio tra la passione e la Resurrezione, del tempo che ci dona per convertirci, per aderire al Suo Amore. Dio non è il super eroe dei film o dei videogiochi, non è sceso dalla croce con la S di Superman sul petto. Ha affrontato la fatica umana e la morte e in questo modo ci ha presi con Lui per sempre, per portarci con Lui nella Gioia.

Così la fatica diventa una Grazia irrinunciabile: se stiamo fermi immobili lasciando che il mondo ci passi accanto senza farci toccare, con la paura di scontrarci con chi ha un’idea diversa dalla nostra, precludendoci le esperienze per nostre fissazioni mentali, non permettiamo mai a Dio di operare il cambiamento nella nostra vita. E tutto questo io lo faccio un sacco di volte.. Ma ogni volta che mi ritrovo in questa cappellina faccia a faccia con Gesù, oltre che con me stessa, capisco quanto valga la pena dire sì alla fatica. Capisco quanto non sarei me stessa, oggi, senza aver detto quei sì faticosi e un po’ dubbiosi che mi hanno portata qua dentro, senza un gruppo di persone di cui faccio parte, nonostante spesso mi senta fuori luogo, che mi obbliga a crescere nel confronto e a capire che non sono solo le mie idee il centro del mondo, senza le rinunce fatte per fiducia in Gesù, che mi parlava attraverso le voci di tanti, specialmente di chi non avrei pensato potesse farmi bene.

Stare dietro a Gesù è una gran fatica. Ma è l’unica fatica di cui vale veramente la pena.

Grazie perciò all’equipe spirituale che ha pensato a questi giorni di preghiera, così intensi e così potenti, pensati nella forma semplice della quotidianità condivisa. Grazie a Gennj e Sara per essere state per noi più giovani sorelle maggiori (anche perché senza di loro probabilmente non avremmo nemmeno mai mangiato, convinti che la cucina si facesse da sola!!); grazie a Elia e Teo per aver fatto uno sforzo importante per partecipare al vortice di preghiera che ci è stato proposto e a cui forse erano i meno abituati di tutti; grazie alla Vitto e a Mone per aver detto sì alla 200milionesima convivenza di quest’anno e per il cammino che condividiamo insieme; grazie a don Davide per i suoi aneddoti indimenticabili e per la semplicità con cui ci ha accompagnati e voluti bene; e grazie a Ciccio per essere sempre con me in questo faticoso cammino di crescita all’ingresso nell’età adulta, è bello poter contare su un compagno di viaggio così presente e avere la Grazia di condividere certe esperienze come famiglia.

Grazie Signore perché ancora mi chiami, perché hai bisogno della mia piccolezza, perché non ti stanchi di parlarmi anche se devi ripetermi le stesse cose; grazie perché non è tutto facile, perché richiedi uno sforzo di impegno per trovarti; grazie perché mi doni la forza per affrontare tutto quello che mi chiedi; e grazie per tutti gli angeli di cui mi circondi, anche se loro non sanno di esserlo.

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