Giovani a …Riccione

Pubblicato giorno 15 dicembre 2017 - Giovani e società, In home page

Con i giovani, lo sappiamo, nessuno ha la bacchetta magica. La pastorale giovanile come la chiamiamo noi preti è certamente la pastorale che più ci mette in crisi. In fondo è anche un termometro per misurare come sta la chiesa e anche la società civile.
Se a Riccione, ragazzini delle medie già cominciano a fumare, far uso di sostanze e spacciare, se già sono materiale prezioso per la malavita, se già offrono le loro nudità in giro sulle vetrine di internet e parliamo di ragazzini di 11/13 anni…beh direi che è bene che una risposta ce la dobbiamo dare: la società si è ammalata.
Il problema dei giovani è il problema della società.
E se aumentano casi come quelli citati sui quotidiani locali di questi giorni, significa che Riccione, Rimini si sta ammalando. Perché il problema di quei ragazzini è un problema di noi adulti e se facciamo finta di non vederlo, ecco diventa un problema ancora più grosso. “I care” era il motto di don Milani. Tu mi interessi!
Cosa fare? Non ci sono risoluzioni da bacchetta magica. Pensiamo che ognuno dovrebbe fare la sua parte, mai pretendendo di essere esaustivo o indispensabile.
Non è più un problema della chiesa che vede ormai con il lumicino i giovani in casa propria, ma anche se ci fossero gruppi ecclesiali vitali in questo senso non dovrebbero mai arrogarsi di essere isola felice o detentori di verità educative. E se volete neppure la scuola pubblica.
Oggi alla scuola si affida non solo l’istruzione che è sua prerogativa, ma l’educazione tutta. Educazione alla salute, al sesso, alla vita affettiva, alla educazione stradale, civile e chi più ne ha più ne metta. A parte che così facendo la scuola stessa implode per mancanza di energie, ma poi non è giusto per tanti ragazzi che lavorano e che a scuola non vanno.
Tutti gli adulti devono fare la loro parte educativa, a cominciare dai papà di questi ragazzi. Avvicinarli, chiedergli come stanno, fare un viaggio con loro.
Oppure i mister, gli allenatori sportivi, i maestri di musica, di danza. Pensate come sarebbe bello che ciascuno di questi insegnanti avesse cura della educazione di un giovane.
Ad esempio un medico di base che si è preso a cuore la malattia di un ragazzino, partendo da un rapporto di relazione più personale con tanto di pizzata insieme. E’ stato salvifico.
Quindi ciascuno la sua parte e magari tutti in rete. Questo sarebbe il top. Se le istituzioni o agenzie educative fossero in rete sarebbe molto più facile entrare in dialogo formativo con i giovani.
Purtroppo la tentazione è di guardare ognuno il suo orticello.
A conclusione ricordiamo l’iniziativa di Papa Francesco che è il sinodo dei giovani per la chiesa mondiale. L’idea di fondo però non è semplicemente far camminare insieme la chiesa, ma l’umanità tutta partendo dai giovani, perché sono loro il nostro futuro.

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