Una casa tra don Luigi e don Giovanni

Pubblicato giorno 14 novembre 2019 - Informatore Parrocchiale, Vita della comunità

Quando penso a don Luigi mi viene sempre in mente il nostro primo incontro. Ero alla fine del 1983, venivo dal seminario dopo 24 anni di insegnamento ai chierici di teologia e varie altre attività per preti e laici; certo un gran lavoro, però non avevo problemi logistici: alloggio, vitto e altre cure assicurate ogni giorno. Ma poi la catapulta, cercata anche da me e condivisa dal card. Martini: passare alla direzione dell’Ufficio di curia per catechisti e insegnanti di religione. E l’abitazione? La dovevo cercare. Mi vennero suggerite due parrocchie a Milano, vi andai, ma niente, solo un suggerimento: prova a Mater Amabilis. Ci provo e trovo don Luigi. Lui capisce subito il mio bisogno e senza né a né b mi dice sì: mi avrebbe dato i locali resi liberi dalla partenza di un coadiutore e dei suoi genitori, erano solo da sistemare. Condizione? “Non ti chiedo altro, solo un corso sulla Bibbia alla mia gente”. E così, dopo qualche mese entrai nell’appartamento dove abito ancora.

A quel tempo e anche dopo avevo la fortuna di brave domestiche per ogni sabato, tra l’altro anche brave cuoche. Allora, ogni sabato potevo invitare don Luigi a pranzo da me. Così avvenne per parecchi anni. Veniva anche sua sorella, don Domenico e magari altri confratelli o ospiti saltuari. Fu un bel momento fraterno: dialogo, scherzetti o storielle di don Luigi, qualche presa in giro (specialmente con DonDo), una cantatina e arrivederci alla prossima. Purtroppo, allora non c’era il pur lento attuale ascensore, ma solo una scala di 32 gradini. Per don Luigi divenne sempre più faticoso salire, fin quando dovemmo sospendere quegli incontri. Il resto della storia è ormai quasi noto a tutti coloro che hanno seguito don Luigi nei suoi ultimi anni. Oltre il mio ricordo resta il corso biblico: lui l’ha voluto, io ho accettato e lo continuo dal 1984.

Poi, chiuso il periodo di lavoro in curia, potei inserirmi di più nella vita della parrocchia. E anche con questo cerco di sdebitarmi con don Luigi e la sua generosa e pronta ospitalità. Nella speranza di riprendere in cielo anche i pranzetti del sabato, presso qualche ristorante di qualche pia e benevola Mater Amabilis purché anche brava cuoca…

don Giovanni Giavini

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