Iconografia della Madonna – Graziella Colombo

Pubblicato giorno 14 maggio 2019 - Arte, cultura e società, Informatore Parrocchiale

Un antico inno bizantino in onore di Maria la definisce “Stella annunciatrice del sole, grembo dell’Incarnazione di Dio” e niente, forse, più dell’arte bizantina, proiezione di fede e della venerazione alla Vergine, ha rappresentato così bene l’immagine della Madonna raffigurata nelle icone il più delle volte con quel suo Bambino nato a sconvolgere la storia dell’umanità.

Tuttavia, l’immagine di una figura femminile, donna o dea, con un bambino in braccio o in grembo è antica di migliaia di anni ed anche diffusa: essa rappresentava per le antiche popolazioni la fertilità e la vita che incessantemente si rinnova e continua attraverso il prodigio della maternità e della nascita. Che cosa c’è allora di diverso nell’immagine tutta cristiana della Madonna con il suo Bambino? C’è che in essa si scorge la Madre di Dio in persona, di colei che rese possibile, con il suo sì, la nostra salvezza.

Nell’iconografia russo-bizantina ricorrono spesso, ad esempio nella Madonna di Vladimir, la cosiddetta Madonna della Tenerezza, quella in cui le guance di Maria e Gesù si toccano in un gesto di amore reciproco; oppure la Madonna Hodigitria dove Maria indica il Bambino come “via, verità e vita”.

Ma com’era il vero volto di Maria, come era lei, giovanissima ebrea: era piccola e minuta o forse più alta e robusta, era bruna probabilmente, e con il viso ambrato delle ragazze palestinesi? Chissà. Certo era di carattere forte se capace di accettare da sola un impegno così gravoso e straordinario e di sfidare la società e le leggi del suo tempo. Forse l’immagine più affascinante e che in parte risponde a questi interrogativi è quella dell’Annunciata di Antonello da Messina, bellissima e vera, determinata e dolcissima. Un’immagine senza tempo.

Infinite sono state nei secoli le raffigurazioni della Vergine, con o senza Gesù Bambino: immagini affrescate, dipinte, scolpite. Non c’è artista, quasi, che non abbia voluto trasmetterci la sua interpretazione della Madonna, a volte solenne, maestosa, ieratica, a volte più reale e semplice, a volte con lo sguardo sereno e materno, a volte triste e rassegnata, conscia del destino che attende quel suo Figlio, a volte pensosa nei confronti di un mistero più grande di lei ma di cui è protagonista assoluta.

Chiudo questa pagina con le parole splendide scritte da Dante, dopo le quali non è dato aggiungere altro:

“Vergine Madre, figlia del tuo figlio, 

umile e alta più che creatura,

termine fisso d’eterno consiglio,

tu se’ colei che l’umana natura

nobilitasti sì, che ‘l suo fattore

non disdegnò di farsi sua fattura”

Consentitemi un pensiero su Notre Dame. E’ stato un colpo al cuore, qualcosa di improvviso, inaspettato, impensabile.

Siamo ormai purtroppo assuefatti ad ogni tipo di tragedie e disastri ma la Cattedrale di notre-dameParigi che brucia e rischia di implodere non era un evento preventivato. Notre Dame, lo sappiamo, non è solo una chiesa, è un meraviglioso edificio gotico, è parte della storia della Francia, dell’Europa e della Cristianità. Ecco la Cristianità. Le radici dell’Europa sono innegabilmente e principalmente cristiane per molti motivi storici e per quell’elemento unificante che fu il monachesimo. Il tutto rese possibile lo sviluppo di una identità culturale comune con valori etici e religiosi comuni.

L’idea di una chiesa, non semplice ed essenziale anche nella sua architettura come voleva Bernardo da Chiaravalle, ma ricca e sfarzosa a glorificazione di Dio, nacque grazie al potente abate Suger dell’Abbazia di Saint Dénis a Parigi. Secondo Suger la chiesa doveva essere impreziosita da ori e argenti, luminosa con grandi vetrate, specchio della luce divina, e slanciata vertiginosamente verso il cielo con altissimi pinnacoli, guglie, torri, in un tripudio di fregi, sculture e ornamenti. Tutto ciò doveva rappresentare ed esprimere l’ardore religioso del popolo francese. Saint Dénis, ampliata e modificata, divenne l’esempio fondamentale, nel XII° secolo, per l’evoluzione e la diffusione di questo stile architettonico chiamato gotico.

Costruire una cattedrale nel Medioevo era impresa titanica cui tutto il popolo partecipava in modi diversi. Eppure, nonostante le difficoltà, molti edifici religiosi cominciarono a costellare il paesaggio, sia quello naturale che quello della fede, prima in terra di Francia e poi in Europa. Sorse così anche Notre Dame a Parigi a partire dal 1160, dedicata, come spesso accadeva, alla Madonna.

Tornando ai giorni nostri ora la cattedrale pare essere salva e in sicurezza e ciò che è andato perduto sarà ricostruito. Certo non sarà più come prima; sarà qualcosa di diverso, di nuovo ma lo spirito religioso sembra essersi orgogliosamente risvegliato. Chissà. L’augurio è che Notre Dame possa comunque continuare a rappresentare ciò che è stata per secoli e cioè un luogo e un simbolo di storia, arte, cultura e religione.

Graziella Colombo

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