Come un arcobaleno

Pubblicato giorno 14 novembre 2019 - Arte, cultura e società, Informatore Parrocchiale

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Come un arcobaleno il Cantico delle Lodi di Francesco d’Assisi si aggancia luminoso all’Enciclica “Laudato si’” del nostro papa Francesco e al Sinodo dell’Amazzonia, appena concluso, unendo con uno sguardo d’amore e di preoccupazione lo stesso orizzonte dell’umanità e inondando di colori la nostra ‘casa comune’, che è la terra, il creato.
Questa enciclica, che si rivolge “ad ogni persona che abita questo pianeta” e che andrebbe continuamente riletta per mantenere vivo l’impegno e la responsabilità di ciascuno, analizza non solo gli urgenti problemi climatici ed ecologici in cui versa l’umanità attuale, ma denuncia con forza “il male che le (la casa comune) provochiamo, a causa dell’uso irresponsabile e dell’abuso dei doni che Dio ha posto in lei. Siamo cresciuti pensando che eravamo suoi proprietari e dominatori, autorizzati a saccheggiarla” (n. 1-5)

Per questo, nel nostro mondo della globalizzazione, non è più possibile trattare l’ambiente come una dimensione accessoria, ma deve essere assunto ‘politicamente’ nel senso più alto e radicale del termine.

C’è infatti in questa enciclica un’espressione ricorrente: tutto è collegato, tutto è unito; nel senso che, appunto, la questione ambientale non va separata da quella economica e tantomeno da quella sociale: c’è davvero una complementarietà tra tutte le dimensioni del vivere che non si può più disgiungere e accantonare.

Scrive papa Francesco: “Non ci sono due crisi separate, una ambientale e un’altra sociale, bensì una sola complessa crisi socio-ambientale. Le direttrici per la soluzione richiedono un approccio integrale per combattere la povertà, per restituire la dignità agli esclusi e nello stesso tempo per prendersi cura della natura” (n.139) Anzi, come ha ribadito anche nel discorso di chiusura del Sinodo dell’Amazzonia, bisogna creare “un’alleanza con la natura”, un prendersi cura di tutte le creature viventi, per contrastare e neutralizzare “i sistemi di morte” provocati dalla persistente, tenace, progressiva prevaricazione dei poteri economici e politici, nazionali e internazionali. L’enciclica è molto concreta nell’affrontare i problemi attuali, a partire dalla depauperazione delle risorse naturali alle manipolazioni tecnologiche, dalla questione mondiale dell’acqua alla perdita delle biodiversità, all’alterazione del clima, all’invasione delle sostanze plastiche, al consumismo e agli stili di vita.

Ne siamo coinvolti tutti: occorre una ‘conversione’ non solo dei modi di vivere, ma soprattutto di mentalità: bisogna scoprire -o riscoprire- nella vita di tutti i giorni che tutto è ‘in relazione’ e che ‘tutto è connesso’: siamo ‘tutti’ indigeni della natura e la natura intera è la nostra patria, appunto ‘la nostra casa comune’. A maggior ragione i cristiani, che riconoscono la natura come creazione e dono di Dio. Interrogarsi sulla creazione è sempre anche interrogarsi sul senso e sul fine dell’uomo dentro e con essa, sul suo agire responsabile o meno, per cui accanto ad un’ecologia ambientale serve un’ecologia umana.

E quest’ultima solleva necessariamente i problemi globali della fame, della distribuzione universale dei beni, dell’inclusione sociale, che in termini cristiani dovrebbe esprimersi nella fraternità.
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È quella che la Laudato si’ definisce ecologia integrale, espressione che ricorre per ben nove volte nel documento e ne costituisce la forza interiore: “La cultura ecologica non si può ridurre a una serie di risposte urgenti e parziali ai problemi che si presentano riguardo al degrado ambientale, all’esaurimento delle riserve naturali e all’inquinamento. Dovrebbe essere uno sguardo diverso, un pensiero, una politica, un programma educativo, uno stile di vita, una spiritualità” (n.111)

Serve appunto uno sguardo povero (dalla parte delle radici), semplice e semplificato, capace di trasalire e di meravigliarsi, riconoscenti, nella contemplazione di Francesco d’ Assisi, ma proprio per questo pronto anche ad impegnarsi in prima persona e nel proprio piccolo per aprire ed aprirsi ala comprensione vicendevole (“con tutte le creature”) e ad un’esistenza compatibile per tutti.

Così l’arcobaleno lanciato da Francesco d’ Assisi si traduce non solo in speranza gioiosa, ma in certezza che non nella fuga e nell’indifferenza, ma nella consapevolezza condivisa di piccole e grandi rivoluzioni esistenziali potremo ancora cantare “Ogni vivente dia lode al Signore” (Sl 130)

Teresa Ciccolini

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