Attesa vigile, paziente, libera e attiva

Pubblicato giorno 14 novembre 2019 - Articolo di fondo, Informatore Parrocchiale

Il tempo dell’avvento è attesa vigile, paziente, libera, attiva.

Attesa vigile perché per accorgersi che il Signore entra ancora nella nostra storia, occorre pregare.

Pregare è restituire il tempo a Dio, desiderare che lui abiti nel nostro cuore, pensare e volere ciò che a Lui piace. Il credente si nutre ogni giorno della sua Parola, la “mangia” e la porta sempre con sé. L’Eucaristia domenicale o quotidiana, per chi riesce, da’ la grazia di cibarsi di Gesù. La liturgia delle ore (in particolare le lodi che ogni mattina recitiamo in Chiesa prima della Santa Messa) ci immerge pienamente nella comunione dei santi. Il rosario è il nostro affidarci all’intercessione di Maria, alla sua tenerezza, alla sua maternità. Riviviamo così in noi la presenza del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Se immergiamo la nostra mente, il nostro cuore nella relazione con il Signore ci accorgiamo che nel nostro cuore e sulle nostre labbra abita la lode: “Sei buono Signore, aiutami, usami misericordia”. Così la nostra giornata sarà segnata dall’incarnarsi nella nostra vita della Parola che abbiamo ascoltato: pregare e agire, pregare e amare, pregare e tacere, pregare e operare, pregare e ascoltare.

La nostra preghiera personale può essere aiutata dalla consapevolezza che tanti amici buoni, sia in cielo, per esempio i nostri cari che sono già nella casa del Padre, sia in terra, continuano a pregare per noi. Che dono immenso quando nella comunità cristiana si riescono a garantire momenti in cui si prega per tutti i parrocchiani ed in particolare per quelli che ci confidano le loro gioie e le loro sofferenze. È il mistero grande della comunione che ci fa cogliere la presenza del Signore in mezzo a noi.

Attesa libera e paziente. Non sempre quello che chiediamo al Signore si realizza subito e come desideriamo noi. A volte l’azione del male, e non solo quello di cui noi stessi portiamo la responsabilità, rallenta la realizzazione delle nostre preghiere, del nostro vegliare, ma la perseveranza ci permette di accogliere anche vie diverse da quelle che abbiamo pensato e desiderato noi, anche quando occorre passare attraverso la sofferenza. Solo se ci si libera dalla necessità di vedere ad ogni costo realizzati i propri schemi e le proprie idee si riesce a cogliere che vi è comunque un disegno più grande dei nostri orizzonti e che nessun male può essere realmente l’ultima parola.

Attesa attiva. Aspettiamo una persona. Dunque, prepariamoci all’incontro. Quando aspettiamo un ospite che ci è caro, desideriamo che trovi tutto di suo gradimento, desideriamo metterlo a suo agio, attendiamo di saper che cosa ci racconterà e vogliamo noi stessi raccontarci. Anticipiamo il suo arrivo prendendoci cura delle persone che gli sono care.

Lo stile di chi attende il Signore, e successivamente dell’incontro con Lui, se non è artificiale, lo viviamo anche nell’attesa e nell’incontro delle persone che quotidianamente entrano a far parte della nostra storia.

Si può attendere da soli o attendere in compagnia. L’attesa condivisa permette di non cessare mai di vegliare perché quando non posso o mi distraggo dal vegliare qualcuno veglia e prega per me e viceversa.

Come è bella una comunità, che pur avendo dei momenti di preghiera in cui si raduna insieme, è anche capace di alternare la preghiera dei singoli, in modo che la chiesa non resti mai vuota, o finché non si arriva a tanto, in modo che almeno in qualche giorno la Chiesa sia costantemente abitata da qualcuno che prega.

Come è bella una comunità cristiana nella quale nella quale oltre ad esserci degli orari garantirti, il tempo donato dei singoli credenti permette che a qualunque ora del giorno ci sia qualcuno che risponde accogliendo, ascoltando, e se necessario consolando e sostenendo.

Una comunità così non può essere accentrata sulla disponibilità di poche persone, dovrebbe avere necessariamente tante persone che “restituiscono” a Dio il tempo che hanno ricevuto, attraverso la disponibilità alla preghiera e al servizio. Ciascuno secondo quanto si sente e quanto può. Hai solo mezzora alla settimana, al mese, perché non offrire quella? Hai di più? Offri di più!

In una comunità che prega e che serve c’è sempre qualcosa che si può condividere: dalla preghiera, all’incontro, alla pulizia dei locali, a tanti altri piccoli servizi che sono preziosissimi se diventano l’espressione della dedizione al fratello e alla sorella che abitano o passano nella comunità dove passi o vivi anche tu. In questo modo un giorno potremmo scoprire di aver servito il Signore. “Ogni volta che avete fatto questo a uno solo dei miei fratelli lo avete fatto a Me”. (cfr. Mt 25)

In una comunità cosi si percepirebbe con forza che mentre si attende la definitiva venuta del Signore, si anticipa ogni giorno il suo arrivo nell’incontro con il fratello e la sorella per cui preghi e che servi.

Se riuscissimo a restituire un po’ dei doni che abbiamo ricevuto, in preghiera, tempo, denaro e servizio, potremmo augurarci con verità Buon Natale! Renderemmo infatti nuovamente visibile l’incarnazione di Dio.

Don Renato

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